Economia: segnali confortanti, ma con prudenza

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La ripresa c’è, ma non è ancora così forte per cantare vittoria sul superamento della crisi. Ne hanno dibattuto, nell’incontro della Scuola di formazione dello scorso 15 dicembre, il responsabile dell’Ufficio Studi della CGIA Paolo Zabeo e il segretario della Camera di commercio di Venezia-Rovigo Delta Lagunare (divenuto nel frattempo segretario generale di Unioncamere del Veneto), Roberto Crosta. Le previsioni di crescita sono attorno al punto percentuale che significa che per tornare ai livelli pre-crisi di dieci anni fa bisognerà attendere ancora un triennio. “Il peggio è alle nostre spalle, ma ci vorrà ancora qualche anno per tornare come prima, mentre la crescita è a macchia di leopardo e i più piccoli fanno tanta fatica”, ha spiegato Zabeo dopo un’attenta analisi dati alla mano. Crosta ha rilevato che “siamo di fronte ad anni di svolta. È imperativo chiedersi quale modello di sviluppo vogliamo adottare d’ora in poi perché la crisi deve diventare motivo di riflessione, altrimenti la si subisce senza imparare qualcosa. Non è più tempo di divisioni: servono modalità di azione in cui la parola d’ordine sia “fare assieme. L’attenzione va dunque concentrata molto sugli investimenti. Quello del futuro si gioca sulle infrastrutture materiali, ma ancora di più su quelle immateriali: pensiamo alla banda larga, alle reti tra centri d’eccellenza che non devono essere in competizione tra loro e ai percorsi di alternanza scuola-lavoro, ad esempio mutuando il sistema duale tedesco”, ha concluso.

Il 19 gennaio alla Scuola di formazione si parla di lavoro e sfide occupazionali

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“L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” (art. 1).

“La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società” (art. 4).

“Il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa” (art. 36).

Sono, questi, i capisaldi in tema di lavoro sanciti dalla Costituzione che proprio nei giorni scorsi (il 27 dicembre) ha festeggiato i suoi 70 anni, confermandosi un testo tuttora attualissimo.

Del senso del lavoro; delle prospettive e delle possibilità occupazionali; della disoccupazione; del consueto confine sottile tra la tanto sbandierata flessibilità e l’effettiva precarietà; dell’evoluzione legislativa; delle nuove sfide che si aprono con lo sviluppo del digitale e della robotizzazione e di molto altro ancora, si parlerà nel prossimo incontro della Scuola di formazione in programma venerdì 19 gennaio, sempre alle ore 20 al Novotel di via Ceccherini (uscita Castellana della tangenziale).

Un confronto ad ampio raggio che pure offrirà un focus sulla realtà veneziana e metropolitana.

Interverranno:

– Elena Donazzan, assessore al Lavoro della Regione Veneto

– Vincenzo Marinese, presidente di Confindustria Venezia e Rovigo

Senza un lavoro adeguato, come detta la Costituzione, non può esserci una vita dignitosa: dentro al cambiamento d’epoca che stiamo attraversando, è necessario tradurre le parole in fatti perché il diritto, sancito ancora 70 anni fa nella legge fondamentale dello Stato, non resti per nessuno lettera morta.

Tra cambiamenti epocali e urgenze di non perdere il passo per vincere le sfide del futuro

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“Imprese: strategie e scenari competitivi”. A questo tema è stato dedicato l’incontro della Scuola di formazione del 17 novembre scorso, con la partecipazione del sociologo e docente universitario Daniele Marini e dell’europarlamentare di Forza Italia Elisabetta Gardini. “Stiamo attraversando una fase storica di grande cambiamento del modo in ci sviluppiamo, un po’ come quando dalla società agricola siamo passati a quella industriale – ha detto il professore – Di fronte a questo, si impone la necessità di rivedere il sistema economico e sociale dello sviluppo perché, altrimenti, rischiamo di restare al palo”. Marini ha sottolineato che “oggi viviamo tutti in un grande condominio globale e, per quanto riguarda il mondo delle imprese, sono in atto due processi: la loro selezione e la loro polarizzazione”. La crisi economica che si affacciata una decina d’anni fa e ancora non è superata, ha segnato peraltro un discrimine: “Se prima del 2008 la sfida era la capacità di rischiare, dopo quell’anno è diventata la capacità di innovare, di valorizzare i lavoratori e di operare in team”. “La fatica dell’oggi – ha rilevato ancora il sociologo – è saper leggere correttamente quel che sta avvenendo attorno a noi, perché non possiamo più guardare ciò che ci circonda con le lenti del passato. Ci sono problemi che non possono essere affrontati in maniera semplicistica e ci sono decisioni che vanno assunte rapidamente”. Dal canto suo, Gardini ha ricordato che “il valore dei veneti sta nella loro capacità di crescere e di far avvertire un senso di comunità di fronte alla frammentazione di questi tempi. Oggi le grandi sfide che abbiamo davanti sono: la formazione perché sia adeguata e permanente; la tassazione perché questo fisco soffoca l’imprenditorialità e non agevola né il lavoro né la produzione della ricchezza; il precariato perché il mercato del lavoro evolve così velocemente che non sempre si riesce a dare una risposta che contemperi la flessibilità con le garanzie occupazionali”. L’europarlamentare ha spiegato che “è una fase di sconvolgimento, più che di cambiamento: la crisi ha accentuato la diseguaglianza sociale cancellando quella che un tempo si chiamava classe media. Bisogna arrestare la sofferenza, se no ne andrà della coesione sociale”.