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Riforme Costituzionali: cosa ci capiterà se per l’ennesima volta sarà un flop?

Convegno spumeggiante venerdì sera al Novotel. Il Circolo Veneto ha chiamato a parlare di Riforme Costituzionali il docente di Diritto Costituzionale dell’Università degli Studi di Padova Mario Bertolissi ed il Senatore Paolo Giaretta.

Introdotti dal Presidente del Circolo  Veneto Cesare Campa i due relatori hanno dimostrato grande conoscenza degli argomenti ed una passione ed interesse contagiosi sui temi a dibattito.

La Riforma del Titolo V e l’abolizione del Senato della Repubblica i temi scelti per questo incontro. Mario Bertolissi dal canto suo inizia con una provocazione che riprenderà spesso durante il suo intervento: “Che cosa ci capiterà se per l’ennesima volta questa riforma sarà un flop?”

Un appunto importante che fa da sfondo alle sue parole. Si percepisce che il professore appare realisticamente sfiduciato ma con una grande passione e speranza che queste riforme facciano il bene del paese. Non può però esimersi dal porre una serie di questioni: “La riforma del Titolo V non va bene e  devo difendere la vecchia legge. Le cose che lo Stato non fa non le fa forse per colpa delle regioni?”, oppure “Nel 2001 si voleva creare maggiori autonomie. Il testo nuovo è stato letto in modo completamente diverso dal quello che voleva il legislatore. Adesso vogliamo ri-accentrare?”

Quello che Mario Bertolissi pone a tema sono i tempi duri del ceto politico, citando Massimo Severo Giannini: “Questi tempi sono la dimostrazione dell’immaturità politica del ceto politico. Nelle società tecnologicamente avanzate la parte più importante dell’attività politica è l’amministrare, e che l’amministrare richiede strumenti semplici e chiari”.

Il problema, secondo Bertolissi, è che per amministrare in modo semplice “bisogna essere semplici, amare la chiarezza e l’onestà”.

Più pacato il Sen. Paolo Giaretta ma le preoccupazioni sono condivise. “Nella mia esperienza politica ci sono stati 3-4 cicli in cui la politica va in crisi e si ha questa smania di riforme. Bisogna ricordarsi però che le riforme aiutano la Buona Politica, ma non la creano”.

Rispetto al Titolo V “siamo come al solito al pendolo italiano. Un periodo si parlava solo del federalismo ora si torna ad accentrare. L’unica utilità del federalismo è stata quella dei costi standard, idea fondamentale a mio parere ridurre gli sprechi. Adesso mi sembra che ci spostiamo all’eccesso opposto”. 

Più positivi i commenti rispetto all’abolizione del Senato anche se non mancano le criticità: “È giusto andare verso un modello ad una sola camera. Intravedo alcuni difetti: il più importante è l’idea che facciamo un senato di consiglieri regionali e sindaci a numero pari per tutte le regioni. Il Senato deve essere rappresentativo dei pesi di tutte le regioni, in quanto non sono uguali”.