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Dicono di Noi: L’Europa Assediata sul “Gazzettino”

gazzettino 19.04.14Articolo di Maurizio Cerruti su “Il Gazzettino”

Chi ha buona memoria e qualche anno sulle spalle ricorderà che una volta in Italia parlare male dell’Europa era come dire male di Garibaldi. L’euroscetticismo era considerato un lusso snobistico da popoli nordici o roba da stalinisti. C’era la convinzione che noi mediterranei dall’Europa unita avremmo avuto tutto da guadagnare. Poi è arrivato l’euro, 15 anni fa, e gli italiani hanno cominciato a fare i conti con le politiche europee di rigore. Il vento è cambiato. Siamo o non siamo un popolo di (pochi) santi, di navigatori a vista e di europeisti pentiti? Oggi in giro si sentono molti “basta euro”, “usciamo dall’Ue”. Chi dice il contrario fatica farsi capire e persino a farsi ascoltare.

Strano ma vero, però, quando eravamo tutti europeisti i convegni sull’Ue erano dei deserti di sedie vuote. Ora che è in auge l’euroscetticismo invece la gente va numerosa. C’è voglia di capire, approfondire e magari polemizzare. È il segno di un approccio più maturo. All’adesione fideistica è subentrato lo sforzo di valutare bene costi e benefici dell’appartenenza europea. Ne ho avuto conferma di recente partecipando a due affollati dibattiti a Mestre: “Europa e Nord Est, quale futuro” organizzato dal Lions Club Mestre Techné, con gli europarlamentari Antonio Cancian e Sergio Frigo; ed “Europa assediata, la risposta italiana ad Est e nel Mediterraneo” a cura del Circolo Veneto presieduto da Cesare Campa, con l’europarlamentare Elisabetta Gardini e il prof. Arduino Paniccia. Ognuno può ovviamente pensarla come vuole, anche che l’Italia migliorerà le proprie condizioni rinunciando all’euro e magari uscendo dall’Unione europea come potrebbe decidere di fare il Regno Unito se il premier “tory” David Cameron convocherà davvero un referendum nel 2017. I conservatori sono restii a tagliare i ponti con l’Ue, ma sono pure preoccupati dalla forte crescita del partito di estrema destra Ukip che pesca nel vasto elettorato euroscettico. Anche in Italia si guarda all’Ue pensando alle vicende interne. Le elezioni del 25 maggio rischiano di essere un referendum sul governo Renzi in base al quale ricalibrare i rapporti di forza fra e nei partiti. Sarebbe invece saggio (troppo saggio?) pensare bene a chi manderemo a difendere gli interessi nazionali, cioè i nostri interessi. Un prerequisito essenziale sarebbe la buona conoscenza di almeno un paio di lingue, oltre all’italiano: ma chi ci fa caso? Al di là del colore politico gli eletti se la vedranno con colleghi di altri 27 Paesi quasi sempre molto preparati, abili e determinati nel cogliere le opportunità offerte dall’Europa. Chi dorme non piglia pesci. E se l’Italia è terzultima (su 28) nella classifica dell’utilizzo dei fondi strutturali europei a disposizione, un motivo ci sarà. Comodo, poi, dare la colpa a Bruxelles per le decisioni prese e le occasioni mancate. Se le autorità e le rappresentanze italiane a Roma e nell’Ue non si fanno valere, la responsabilità è tutta nostra, o per meglio dire, tutta loro. Consiglio di leggere “33 false verità sull’Europa” (Il Mulino) di Lorenzo Bini Smaghi, ex rappresentante italiano dell’esecutivo della Banca centrale europea che oggi insegna all’università americana di Harvard. È un libro che può schiarire le idee agli euroscettici. Dice fra l’altro che ci sono due modi per reagire a una crisi: rimboccarsi le maniche per cercare di raddrizzare la situazione. O scaricare le colpe su altri rimandando le decisioni difficili nella speranza di tempi migliori. Chiaro, no?