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Una cura da cavallo per l’economia italiana

Pressione fiscale alta. Debito pubblico altissimo. Crescita non oltre il punto percentuale. Futuro non così roseo. In estrema sintesi si potrebbe riassumere così, lo stato di salute dell’economia italiana, emerso dall’incontro “L’Italia: tasse, spesa e debito”. Il fiscalista Andrea Vavolo, dell’ufficio studi della Cgia, ha illustrato i dati che fotografano la situazione: “La pressione fiscale, ovvero la sommatoria delle imposte, delle tasse, dei contributi in rapporto al prodotto interno lordo, è al 42,9%. La spesa pubblica è il 49,6% sul Pil; le entrate il 47,2% e il deficit il 2,4%. Il debito pubblico è il 132,1% del Pil (era il 99,8% dieci anni fa). Per il futuro, si prevede una crescita del Pil non oltre il punto percentuale: siamo ai livelli del lontano 2001 e potremo recuperare quelli pre-crisi solo nel 2024. Va ancora peggio per gli investimenti che sono attualmente ai livelli del 1998 e ancora non si puà prevedere quando torneranno ai livelli pre-crisi, mentre il debito pubblico dovrebbe scendere al 125,7% nel 2020. La pressione fiscale alla fine di quest’anno sarà in leggero miglioramento al 41,8% che diventerà però il 42,3% con gli effetti della manovrina”. L’on. Daniele Capezzone, già presidente della Commissione Finanze della Camera dei deputati, ha spiegato: “Questi dati dimostrano inequivocabilmente il fallimento di tutte le formule politiche adottate negli ultimi 20 anni. Con 2 mila 200 miliardi di debito pubblico, l’Italia è al terzo posto nel mondo di questa speciale classifica senza tuttavia avere la terza economia mondiale. Ogni anno ne vengono rinnovati ben 400 oltre a 70 miliardi solo d’interessi. La tassazione al 47% è molto più alta dei Paesi nostri competitori della zona europea e dei Balcani, mentre la spesa pubblica è pari al 52% del Pil. Siamo gli ultimi in Europa per crescita al pari della Grecia e della Finlandia. Basta tutto questo per affermare a buona ragione che è venuto il momento di un intervento deciso. Una proposta concreta: si taglino le tasse sugli immobili delle imprese, si dimezzi l’Irap e si diminuisca l’Ires e così si potranno ricavare 40 miliardi di tasse in meno. Corrispondentemente sarebbe necessario: tagliare le società partecipate; introdurre una volta per tutte i costi sanitari standard; ridurre la fornitura di beni e servizi; diminuire le spese degli locali. Siamo già in ritardo: bisogna discutere di questo livello di risposta e di questo ordine di dimensione, con coraggio e realismo. Serve una cura da cavallo e, invece, siamo ancora alle aspirine e alle tisane”. Il prossimo incontro della Scuola di formazione si terrà venerdì 19 maggio, sempre alle ore 20, sempre al Novotel di via Ceccherini (uscita Castellana della tangenziale).