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Il veneto chiede l’autonomia

“Il referendum del 22 ottobre prossimo dovrà essere un plebiscito, per mandare a Roma un segnale politico forte sulla richiesta di autonomia da parte del Veneto e per aprire la trattativa che dovrà portarci ad ottenere le competenze previste dal cosiddetto federalismo a geometria variabile previsto dall’art. 116 della Costituzione”. E’ il messaggio che Fabiano Barbisan, consigliere regionale della Lista Zaia, e Carlo Alberto Tesserin, oggi primo procuratore di San Marco ma a lungo anch’egli consigliere regionale e nel 2012 padre dello Statuto del Veneto, hanno condiviso nel corso dell’incontro del 19 maggio della Scuola di formazione sul tema “Quale autonomia per il Veneto?”. A partire dai dati messi a disposizione da Alberto Cestari del Centro Studio Sintesi della Cgia di Mestre, il presidente Cesare Campa ha evidenziato la condizione di disparità sofferta dal Veneto soprattutto rispetto alle regioni a statuto speciale confinanti, ma non solo. “Il Veneto – ha detto – ha poche risorse da parte dello Stato centrale e si trova al terzultimo posto per livello di spesa che serve per l’erogazione di servizi e il trasferimento agli enti locali. Bolzano ha una spesa statale procapite di 8.964 euro, in Veneto 2.471”. Barbisan ha ripercorso il lungo lavoro di preparazione della consultazione in programma il 22 ottobre. “A risultato positivo ottenuto siamo tutti convinti che sarà come un ruscello di montagna che scendendo a valle si ingrossa progressivamente – ha spiegato – Torneremo allo spirito del 1948: il volere dei padri costituenti era di promuovere l’autonomia locale. L’art. 116 avrebbe potuto già attribuire competenze legislative e amministrative, ma dal 2001 non è cambiato nulla nonostante i governi abbiano avuto colori diversi. Manca la volontà di dare vita al regionalismo differenziato in base alle capacità gestionali e ci sono delle disparità lampanti”. Tesserin ha auspicato la compattezza della classe politica veneta per il negoziato che seguirà con lo Stato e per portare a casa il risultato. “La richiesta di autonomia non è un problema partitico, ma politico. Per il Veneto è un dato esistenziale – ha sottolineato – Il Veneto è la regione che più è penalizzata dai vergognosi privilegi di cui godono le regioni a statuto speciale confinanti. Negli ultimi anni, con tutti i governi, si è verificato un riaccentramento spaventoso e drammatico delle competenze. Adesso la partita è nelle mani dei cittadini ma è necessario fare squadra”.