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Tra cambiamenti epocali e urgenze di non perdere il passo per vincere le sfide del futuro

“Imprese: strategie e scenari competitivi”. A questo tema è stato dedicato l’incontro della Scuola di formazione del 17 novembre scorso, con la partecipazione del sociologo e docente universitario Daniele Marini e dell’europarlamentare di Forza Italia Elisabetta Gardini. “Stiamo attraversando una fase storica di grande cambiamento del modo in ci sviluppiamo, un po’ come quando dalla società agricola siamo passati a quella industriale – ha detto il professore – Di fronte a questo, si impone la necessità di rivedere il sistema economico e sociale dello sviluppo perché, altrimenti, rischiamo di restare al palo”. Marini ha sottolineato che “oggi viviamo tutti in un grande condominio globale e, per quanto riguarda il mondo delle imprese, sono in atto due processi: la loro selezione e la loro polarizzazione”. La crisi economica che si affacciata una decina d’anni fa e ancora non è superata, ha segnato peraltro un discrimine: “Se prima del 2008 la sfida era la capacità di rischiare, dopo quell’anno è diventata la capacità di innovare, di valorizzare i lavoratori e di operare in team”. “La fatica dell’oggi – ha rilevato ancora il sociologo – è saper leggere correttamente quel che sta avvenendo attorno a noi, perché non possiamo più guardare ciò che ci circonda con le lenti del passato. Ci sono problemi che non possono essere affrontati in maniera semplicistica e ci sono decisioni che vanno assunte rapidamente”. Dal canto suo, Gardini ha ricordato che “il valore dei veneti sta nella loro capacità di crescere e di far avvertire un senso di comunità di fronte alla frammentazione di questi tempi. Oggi le grandi sfide che abbiamo davanti sono: la formazione perché sia adeguata e permanente; la tassazione perché questo fisco soffoca l’imprenditorialità e non agevola né il lavoro né la produzione della ricchezza; il precariato perché il mercato del lavoro evolve così velocemente che non sempre si riesce a dare una risposta che contemperi la flessibilità con le garanzie occupazionali”. L’europarlamentare ha spiegato che “è una fase di sconvolgimento, più che di cambiamento: la crisi ha accentuato la diseguaglianza sociale cancellando quella che un tempo si chiamava classe media. Bisogna arrestare la sofferenza, se no ne andrà della coesione sociale”.