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Il Circolo Veneto

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Alla Scuola di Formazione: “Venezuela SoS all’Europa”

7 Marzo Mestre: “Venezuela SoS all’Europa

La crisi che sta vivendo la nazione sudamericana è al centro del dibattito di tutte le diplomazie anche al di qua dell’oceano. E non può mancare di essere al centro degli appuntamenti del nostro Circolo Veneto che quest’anno ha scelto di interrogarsi sull’Europa in occasione delle elezioni del 26 maggio prossimo. Bruxelles non può chiudere neppure un occhio su quanto sta accadendo e sicuramente i prossimi organismi politici dovranno affrontare la questione venezuelana arrivando anche a “sporcarsi le mani” scegliendo quale posizione (si spera comune) prendere nello scontro tra Maduro e l’antagonista Guaidò presidente dell’assemblea nazionale. Al contrario verrebbe meno uno dei pilastri fondativi della Ue, quello di una comune politica estera che in questi ultimi anni non ha dato segni di vita.

E’ obbligatorio schierarsi, rischiando improprie ingerenze sull’autodeterminazione dei popoli; oppure la comunità internazionale deve essere equidistante, invocando solamente il principio della democrazia? La scelta non è facile, anche perché, nella globalizzazione, si intrecciano profondi e condizionanti interessi economici che rischiamo di prevalere sul raziocinio, sul sentimento e sulla volontà dei cittadini. Ne sono dimostrazione le diverse posizioni assunte in merito alla “polveriera” Venezuela, con gli Usa addirittura pronti ad un intervento armato contro il “socialista” Maduro, e con l’Europa che prima si “nasconde” dietro l’equidistanza per poi riconoscere Guaidò come presidente ad interim, trascinata nella decisione da19 Stati membri su iniziativa di Francia, Gran Bretagna, Spagna e Germania.

E l’Italia? Il nostro Paese è legato a doppio filo con Caracas come con buona parte del continente sudamericano. Un legame che affonda le radici nell’emigrazione, che oggi vede almeno 2,5 milioni di discendenti della terza e quarta generazione che dalla piazza della capitale venezuelana, ricordando le proprie origini, si sono appellati al governo gialloverde affinché prenda una posizione politica al fine di premere per una soluzione prima che la crisi si trasformi in guerra civile.

Per tutta risposta, ai primi di febbraio, gli eurodeputati di Lega e Cinquestelle si sono astenuti dalla dichiarazione comune dei 28. Poi, un cambio di rotta, con una mozione approvata in Parlamento, ma sulla quale si sono spese discordanti interpretazioni. Da una parte Salvini che “schiera” l’Italia contro Maduro; dall’altra Di Maio che invoca l’equidistanza “per non creare un’altra Libia” dimostrando propensione ad un Venezuelasocialista come modello alternativo all’Unione europea “neoliberista”.E intanto aumenta la perplessità nelle Cancellerie europee, con tanto di accuse sull’ondivaga Italia. Se nel mondo c’è un gruppo di paesi che riconosce Guaidó (Stati Uniti, Canada, Brasile, Argentina, Australia, Ecuador, Germania, Francia, Israele, Svezia) e un gruppo che non lo riconosce (Cina, Russia, Turchia, Cuba, Bolivia, Nicaragua), l’Italia ha scelto la terza via: lo riconosce quando suggerisce nuove elezioni, e non lo riconosce poiché ufficialmente mai è stata pronunciata una frase in questo senso. A dimostrazione dello strabismo che sta alla base del governo pentaleghista.

Di tutto questo parleranno Giovedì 7 marzo, alle ore 20 al Novotel di Mestre (uscita Castellana dalla tangenziale) :

  • Marco Archetti, scrittore e collaboratore de “ Il Foglio “
  • Luis Petit Guerra, Giudice del Venezuela
  • Gianfranco Refosco, segretario regionale CISL Veneto

Introduce il Presidente del Circolo Veneto Cesare Campa e coordina il Prof.Bruno Bernardi dell’Università Cà Foscari di Venezia.